sabato 9 novembre 2013

IL "MURO DI GOMMA" DELLE ISTITUZIONI

Mercoledì 6 novembre 2013 Ateneinrivolta, con l'aiuto di Studenti in Lotta e pochi altri studenti, hanno costituito un'assemblea in aula C per cercare di cambiare l'esito del consiglio di interclasse delle lauree in Lettere del 30 settembre, nel quale i docenti hanno deciso di ridurre e concentrare gli appelli in pochi mesi.



Dal confronto tra gli studenti presenti in aula e riuniti in assemblea sono venute fuori tre proposte di cambiamento rispetto all'attuale calendario degli esami. La prima prevedeva il reinserimento degli appelli di maggio e dicembre; la seconda degli appelli di maggio e ottobre, l'ultima degli appelli di marzo e ottobre. Quest’ultima è stata la proposta maggiormente suffragata.


Crisi ambientale e conflitti nei territori

In vista del 16 novembre, quando dalla Val di Susa a Napoli le lotte per la difesa del territorio e contro la devastazione e speculazione ambientale scenderanno di nuovo in piazza, pubblichamo la relazione del workshop tenutosi a CommuniaFest 20-22 settembre



1. Crisi ambientale e crisi sociale

La crisi ambientale globale è un processo in atto e in rapida evoluzione verso scenari solo in parte valutabili,
attraverso l'uso di modelli matematici basati su eventi storici, data l’imprecisione dei modelli stessi e l’imprevedibilità sia di fattori endogeni al sistema ambiente (comportamenti dinamici delle grandi calotte di ghiaccio ai poli), sia esogeni ad esso (evoluzione degli scenari di sviluppo economico e sociale su scala mondiale).
La responsabilità principale della crisi ecologica in atto non può essere attribuita all’attività antropica in generale, ma al carattere specifico che essa ha assunto in questi ultimi secoli e quindi nel modo di produzione capitalistico (aumento profitti, tendenza all’accumulazione e concorrenza): si deve parlare di cambiamento climatico capitalistico (Tanuro).Il sistema capitalistico ha piegato l'evoluzione scientifica e tecnologica ai propri fini, che sono quelli della massimizzazione dei profitti, l'accumulazione di capitali e la concorrenza ai fini del profitto.
Sin dalla prima fase il capitalismo si è caratterizzato per l'appropriazione delle risorse finalizzata alla trasformazione in merce da destinare al consumo all'interno di un sistema di crescita esponenziale dei prodotti e quindi dei profitti.

martedì 5 novembre 2013

Le "tranquille" discariche abusive di Puglia

Pubblichiamo questa nota di Agostino Di Ciaula apparsa sui social network.

L’Assessore all’ambiente della Regione Puglia: "No preoccupazioni". “Al momento non mi risulta ci siano indagini in corso in modo specifico su traffici di rifiuti tossici in Puglia. … parliamo di vent'anni fa, ci sono stati episodi di questo genere'' e ''in astratto, non è inverosimile che qualcosa possa essere arrivato anche da noi ma siamo lontani anni luce, su due universi paralleli rispetto alla situazione della Campania''.

Secondo il rapporto “ecomafia 2013” di Legambiente “Nel ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia occupa stabilmente la terza posizione, ma con un significativo aumento degli illeciti (+24%). Infatti, le infrazioni accertate salgono a 522 con 691 persone denunciate, 15 persone arrestate e 344 sequestri effettuati. La maggior parte delle infrazioni accertate si concentrano nella provincia di Bari (185). In Puglia, dal 2002 ad oggi (10 maggio 2013), ci sono state ben 42 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 19,4% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale” (http://www.barlettalive.it/news/Cronaca/227200/news.aspx).

lunedì 4 novembre 2013

Perchè i giganti dell'energia provano a fermare le rinnovabili

Di fronte alla guerra di concorrenza tra padroni del complesso industriale fossile (carbone, gas, nucleare) e quelli delle rinnovabili le conseguenze si riversano sulla collettività: malattie, devastazione ambientale, licenziamenti. Un caso emblematico rimane Taranto: da una parte il padron Riva all'Ilva, dall'altra la chiusura della Buildtech Marcegaglia e della Vestas.
Riportiamo un articolo di Daniel Tanuro apparso su CommuniaNet sulla lotta tra 'capitalismo nero' e 'capitalismo verde' di fronte al quale lo studioso ed attivista belga propone un piano ecosocialista.

La stampa ha dato risalto alla notizia: gli organismi dirigenti di una dozzina di imprese energetiche europee esigono la fine dei sussidi alle energie rinnovabili. Lo hanno spiegato pubblicamente nel corso di una conferenza stampa all’inizio di Ottobre. 
La francese GDF-Suez, i Tedeschi BON e RWE, gli spagnoli Gas Natural Fenosa Iberdrola, gli italiani ENI ed ENEL, i nordirlandesi Gas Terra e gli svedesi Vattenfallt rappresentano approssimativamente la metà della capacità energitica collocata nell’Unione. A loro nome, Gerard Mestrallet, dell’organo dirigente di GDF-Suez, ha dichiarato: "dobbiamo ridurre il ritmo con il quale l’Europa sistema parchi eolici e pannelli solari. Attualmente è insostenibile".
 
Meno rinnovabili
L’argomentazione è la seguente: il mercato è in sovracapacità produttiva, la caduta della domanda dal 2008 ha fatto ribassare i prezzi all’ingrosso della metà (non i prezzi ai consumatori), il solare e l’eolico sono a un passo per divenire competitivi… Inutile pertanto sovvenzionarli per aggiungere ancora capacità nelle rinnovabili, poiché ciò riduce la redditività delle centrali elettriche a carbone, a gas... e nucleare.
 
Mestrallet e i suoi amici evitano di ricordare che, in realtà, le energie fossili e nucleari sono sovvenzionate in modo più generoso delle rinnovabili. Secondo la Commissione Europea, nel 2011,le rinnovabili hanno ricevuto 30 miliardi di Euro di sussidi, i fossili 26 miliardi e il nucleare 35. Rispetto ai fossili, conviene aggiungere le "esternalità" supportate dalla collettività (le spese sulla salute dovute all’inquinamento), che arrivano a 40 miliardi. In totale, dunque: 66 miliardi per il carbone, il petrolio e il gas.

sabato 2 novembre 2013

LA PRECARIETÀ DEGLI STUDENTI E L'INDIFFERENZA DEI DOCENTI!


Gli ultimi dati ufficiali dicono che la maggioranza degli studenti universitari è fuoricorso, circa il 55 %. È facile intuire i motivi del prolungamento degli anni di studio, oltre a quelli stabiliti a tavolino (tre anni per la triennale e due per la specialistica).  I dati statistici confermano che più del 70% degli studenti svolge attività lavorative durante gli studi, spesso senza regolare contratto, per potersi mantenere agli stessi o semplicemente contribuire ad aiutare le proprie famiglie. La retta universitaria, infatti, spesso è molto alta e grava pesantemente sui  redditi delle famiglie. Non bisogna, inoltre, sottovalutare l’aumento del costo dei trasporti, dei generi alimentari, degli affitti. Negli ultimi dieci anni tutto è aumentato tranne i salari. Si aggiunga, infine, che le borse di studio sono carenti sia per numero di studenti che ne usufruiscono sia per la somma di denaro erogata. 
Il sistema a doppio ciclo di laurea (3+2), dunque, non solo allunga il periodo di studio, ma non garantisce né una formazione critica, né un metodo di studio adeguato.
 Durante questi ultimi mesi, come se non bastasse, si sta attuando una trasformazione del sistema degli appelli per tutti i dipartimenti dell’ex-facoltà di Lettere e Filosofia che consiste, nei fatti, nella riduzione di quasi il 50% delle date di esame. Da parte dei docenti non c’è stata nessuna comprensione dei problemi degli studenti, soprattutto di quelli che vivono quotidianamente la precarietà, molto spesso costretti ad andare via dalle lezioni per recarsi a lavoro. Abbiamo visto in quei pochi docenti (e anche in coloro che si sono astenuti) cinica indifferenza e violazione delle consuetudini nel percorso decisionale.

venerdì 1 novembre 2013

31 ottobre, manifestazione lavoratori Om - Servizi Rai.

Tg3 regione



Buongiorno Regione



La rassegna stampa del 1^ novembre
su Presidio permanente lavoratori Om

Riappropriarsi della fabbrica per riprendersi il futuro
su CommuniaNet.org

Tutt* in piazza! Prima a pranzare e poi a sdraiarsi e dormire.

L'ordinanza per l'ordine pubblico e contro il degrado urbano del Sindaco di Bari Emiliano ripropone una politica securitaria e discriminatoria che non presenta nessuna novità rispetto al modus operandi e vivendi intrinseco fin qui conosciuto dell'ex-magistrato barese. Un'ordinanza tutta interna ad una crisi economica e sociale che le istituzioni credono di poter celare e frenare con dispositivi repressivi e di ordine pubblico. 
I movimenti che si danno, si autorganizzano, lottano contro precarietà, assenza di reddito e spazi comuni non saranno certamente toccati dalla presunta infallibilità della legge e della cultura legalitaria dei presunti paladini della giustizia.

A proposito di politiche securitarie e repressive proponiamo un articolo sulle lotte di "opposizione al razzismo istituzionale" e sulle esperienze di riappropriazione di spazi che Bari ha vissuto negli ultimi anni grazie al movimento antirazzista e migrante. Ci vediamo presto in piazza per la prossima manifestazione oppure per pranzare insieme, sdraiarci, per concederci il pisolino pomeridiano. Daltronde la socialità e il viver meglio è anche e soprattutto questo!


Forme di opposizione al razzismo istituzionale
pubblicato su Magazine collettivo Exit di Gianni De Giglio

Il Cie, il Cara, il Ferrhotel, l’ex-scuola Socrate, piazza Umberto. Luoghi ben diversi, diverse composizioni sociali e di classe dei migranti che stanno segnando le lotte a Bari dell’ultimo anno. Forse questi luoghi possono aiutare la ricostruzione del conflitto sociale e la specifica composizione migrante fatta di comportamenti, organizzazione, condizioni lavorative in cui sono inserite le vite dei migranti in un paese dove il razzismo istituzionale e legislativo da 15 anni a questa parte è dilagante.