Insieme
ad una casa per migranti, domenica 24N abbiamo vissuto il Socrate anche come spazio di
socialità e solidarietà collettiva. Abbiamo visto il documentario "Mare chiuso",
storie e racconti di vita di persone provenienti dall'Africa e
puntualmente respinte da un'Europa smarrita tra leggi di mercato e
'cultura' legalitaria. Lo spettacolo teatrale E poi?OnTheRoad...è stato
un momento per raccontare e riflettere su come lottare contro la precarietà di lavoro e di
vita. Poi abbiamo cenato con un menù particolare: zighinì e injera,
specialità eritree preparate dagli abitanti del Socrate, con cous cous,
focacce e del buon vino.martedì 26 novembre 2013
Socrate migrante. Un'altra casa è possibile
Insieme
ad una casa per migranti, domenica 24N abbiamo vissuto il Socrate anche come spazio di
socialità e solidarietà collettiva. Abbiamo visto il documentario "Mare chiuso",
storie e racconti di vita di persone provenienti dall'Africa e
puntualmente respinte da un'Europa smarrita tra leggi di mercato e
'cultura' legalitaria. Lo spettacolo teatrale E poi?OnTheRoad...è stato
un momento per raccontare e riflettere su come lottare contro la precarietà di lavoro e di
vita. Poi abbiamo cenato con un menù particolare: zighinì e injera,
specialità eritree preparate dagli abitanti del Socrate, con cous cous,
focacce e del buon vino.giovedì 21 novembre 2013
Per una critica della scuola come Istituzione
E' uscito il nuovo numero di Letteraria (novembre 2013), semestrale di Letteratura sociale fondato da Stefano Tassinari. Anticipiamo uno stralcio dell'articolo di Girolamo De Michele apertura la cui parte monografica è dedicata alla scuola con una serie di
articoli di grande qualità, impegno e approfondimento, come da tempo non
si vedeva. Una scelta della redazione dopo il referendum di Bologna del
maggio scorso, intenzionalmente dimenticato.
"Tra punto e punto di un corpo
sociale, tra il maestro e il suo allievo, tra chi sa e chi non sa,
passano delle relazioni di potere che non sono la proiezione pura e
semplice del grande potere sovrano sugli individui; sono piuttosto il
mobile e concreto suolo sul quale quel potere si ancora, le condizioni
di possibilità perché esso possa funzionare" (Michel Foucault)
Da molti anni inserisco in esergo ai miei documenti di programmazione (una pratica didattica divenuta sempre più inutile con prevalere del suo aspetto formale e burocratico) una sentenza di Raoul Vaneigem: una scuola in cui la vita si annoia educa solo alla barbarie. Da autentica sententia, la formula di Vaneigem condensa il suo Avviso agli studenti [1], un testo imprescindibile per ogni pratica didattica libertaria, che a sua volta potrebbe essere considerato un breviario laico che si srotola attraverso la serie di sententiae che ne introducono i principali capitoletti:
• una scuola che ostacola i desideri stimola l'aggressività
• come può esserci conoscenza dove c'è oppressione?
• imparare senza desiderio vuol dire disimparare a desiderare
• ciò che si insegna attraverso la paura rende il sapere timoroso.
Da molti anni inserisco in esergo ai miei documenti di programmazione (una pratica didattica divenuta sempre più inutile con prevalere del suo aspetto formale e burocratico) una sentenza di Raoul Vaneigem: una scuola in cui la vita si annoia educa solo alla barbarie. Da autentica sententia, la formula di Vaneigem condensa il suo Avviso agli studenti [1], un testo imprescindibile per ogni pratica didattica libertaria, che a sua volta potrebbe essere considerato un breviario laico che si srotola attraverso la serie di sententiae che ne introducono i principali capitoletti:
• una scuola che ostacola i desideri stimola l'aggressività
• come può esserci conoscenza dove c'è oppressione?
• imparare senza desiderio vuol dire disimparare a desiderare
• ciò che si insegna attraverso la paura rende il sapere timoroso.
martedì 19 novembre 2013
Precarietà, anche il teatro ti seppellirà!
21 settembre: CommuniaFest, Roma23 ottobre: Flying Circus, Bari
24 Novembre: SocrateOccupato, Bari
Il tuor teatrale "E poi? On the road..." continua!
Domenica 08 dicembre a Campi Salentina (Le) dalle h18 in P.zza San Pietro (vic Cheri)
PREKARISTAN – Terra
precaria è il titolo dell’iniziativa promossa dall’Associazione di
Promozione Sociale METICCIA e dedicata al tema della precarietà.
Si prevedono un aperitivo musicale a km 0, una collettiva d’arte, la proiezione di un cortometraggio di Remo Spada, lo spettacolo teatrale autoprodotto “E POI? On the road…” a cura di Alfia De Marco (http:// www.communianet.org/news/ e-poi-road) e, infine, il circolo dei pensieri come scambio di esperienze e di visioni.
Parallelamente all’ iniziativa è stato lanciato un appello a narrare la precarietà in max 20 righe, partendo dalle storie di ciascuno per scoprirne differenze e similitudini, per diffondere consapevolezza e scoraggiare il senso di solitudine di fronte ad una realtà che frammenta sempre di più le esistenze. L’idea è quella della condivisione di storie diverse che trovano, talvolta a loro insaputa, tratti comuni nell’insicurezza, nella rassegnazione ma anche nell’infinita energia che ognuno impiega per vivere l’oggi. Condividere queste storie è il primo passo per acquisire consapevolezza e comprendere la dimensione collettiva della precarietà: ogni racconto è parte di un puzzle di cui tutti fanno parte e che tutti, stando Insieme, possono riuscire a Trasformare. Gli scritti (firmati o anonimi) potranno essere corredati da foto e/o disegni da inviare a meticcia@gmail.com, con oggetto NARRARE LA PRECARIETà, e contribuiranno ad allestire una mostra, in cui ognuno potrà decidere il proprio spazio anche durante lo svolgimento dell’iniziativa che si costruirà proprio attraverso le interpretazioni, la partecipazione e le azioni di un pubblico non passivo.
Si prevedono un aperitivo musicale a km 0, una collettiva d’arte, la proiezione di un cortometraggio di Remo Spada, lo spettacolo teatrale autoprodotto “E POI? On the road…” a cura di Alfia De Marco (http://
Parallelamente all’ iniziativa è stato lanciato un appello a narrare la precarietà in max 20 righe, partendo dalle storie di ciascuno per scoprirne differenze e similitudini, per diffondere consapevolezza e scoraggiare il senso di solitudine di fronte ad una realtà che frammenta sempre di più le esistenze. L’idea è quella della condivisione di storie diverse che trovano, talvolta a loro insaputa, tratti comuni nell’insicurezza, nella rassegnazione ma anche nell’infinita energia che ognuno impiega per vivere l’oggi. Condividere queste storie è il primo passo per acquisire consapevolezza e comprendere la dimensione collettiva della precarietà: ogni racconto è parte di un puzzle di cui tutti fanno parte e che tutti, stando Insieme, possono riuscire a Trasformare. Gli scritti (firmati o anonimi) potranno essere corredati da foto e/o disegni da inviare a meticcia@gmail.com, con oggetto NARRARE LA PRECARIETà, e contribuiranno ad allestire una mostra, in cui ognuno potrà decidere il proprio spazio anche durante lo svolgimento dell’iniziativa che si costruirà proprio attraverso le interpretazioni, la partecipazione e le azioni di un pubblico non passivo.
Associazione Meticcia
lunedì 18 novembre 2013
No Tav… controstoria di una foto
Dopo il bacio della ragazza NoTav al poliziotto durante la manifestazione in Val di Susa di sabato 16N, pubblichiamo l'intervento delle compagne e dei compagni del collettivo di Nina insieme alla rete Communia/Ri-make Milano
A distanza di 24 ore dal grande e bellissimo corteo No Tav che sabato ha attraversato la Val di Susa ancora una volta, giornali e social media hanno già smesso di diffonderne il messaggio politico per concentrarsi tutti sulla foto dello scandalo: la ragazza No Tav che bacia il poliziotto. “Repubblica” non perde l’occasione di stravolgere il senso di quel gesto per idolatrare il valore della donna angelo, pacificatrice dei conflitti e ribadire la divisione interna al movimento No Tav tra “buoni” e “cattivi”. L’articolo riesce a convincere delle sue distorsioni diversi lettori, che si affrettano a dire la loro e a puntare il dito contro il “bacio dello scandalo”.
Ma la ragazza della foto, Nina, dal suo profilo Facebook smentisce, afferma la volontà provocatoria del suo gesto nei confronti dei poliziotti in tenuta antisommossa, che negli ultimi anni hanno letteralmente militarizzato la Val di Susa, represso e criminalizzato qualsiasi tentativo di opporsi alla devastazione di un’intera valle, e al furto di soldi pubblici per interessi privati.
A distanza di 24 ore dal grande e bellissimo corteo No Tav che sabato ha attraversato la Val di Susa ancora una volta, giornali e social media hanno già smesso di diffonderne il messaggio politico per concentrarsi tutti sulla foto dello scandalo: la ragazza No Tav che bacia il poliziotto. “Repubblica” non perde l’occasione di stravolgere il senso di quel gesto per idolatrare il valore della donna angelo, pacificatrice dei conflitti e ribadire la divisione interna al movimento No Tav tra “buoni” e “cattivi”. L’articolo riesce a convincere delle sue distorsioni diversi lettori, che si affrettano a dire la loro e a puntare il dito contro il “bacio dello scandalo”.
Ma la ragazza della foto, Nina, dal suo profilo Facebook smentisce, afferma la volontà provocatoria del suo gesto nei confronti dei poliziotti in tenuta antisommossa, che negli ultimi anni hanno letteralmente militarizzato la Val di Susa, represso e criminalizzato qualsiasi tentativo di opporsi alla devastazione di un’intera valle, e al furto di soldi pubblici per interessi privati.
domenica 17 novembre 2013
Giovani Fuoriclasse: un’opportunità da sfruttare
Una volta li chiamavano spiantati e
talvolta perfino straccioni. Ma i tempi cambiano, di contesse in giro ce
ne sono sempre meno e il linguaggio un po’ volgarotto in voga
all’«industria di Aldo» è caduto in disuso. Oggi i padroni hanno imparato un acronimo very polite per definirli: NEET, Not in Employment, in Education or Training. Sono i giovani che non lavorano, non studiano, non si formano. La trinità del male secondo i canoni dell’occupabilità.
Confindustria, evidentemente preoccupata dell’incombente perdizione che
grava su giovani eternamente alle soglie del mondo del lavoro, ha
lanciato una giornata dedicata interamente a loro. Con un titolo per
metà evocativo e per l’altra uscito male, «Fuoriclasse!» è il nome che gli industriali hanno dato all’iniziativa svoltasi qualche giorno fa a Catania.
Se dai dati di Confindustria emerge che i NEET sono una «vera
emergenza» di oltre due milioni di italiani in un’età compresa tra i 15 e
i 29 anni, la soluzione individuata dagli industriali sta nell’alternanza studio-lavoro.
Per uscire dal mondo dei NEET non basta allora essere impegnato in una
delle attività evocate dall’acronimo. Occorre piuttosto farle tutte e
tre insieme. Sempre naturalmente che uno non sia sufficientemente ricco
da dedicarsi all’ozio. In questo caso, è più che probabile che ci
troviamo di fronte al figlio di uno di quegli industriali che ha
commissionato la ricerca e, come è noto, certi acronimi possono anche
acquisire una valenza positiva se appartieni alla classe «giusta».martedì 12 novembre 2013
Fuori i profitti dai nostri territori
Sabato 16 novembre saremo a Napoli perchè è una lotta che accomuna tutti. Anche dalla Puglia partiranno dei pullman: uno da Taranto, l'altro da Lecce-Brindisi-Bari
da CommuniaNet “Qui tra vent'anni saranno tutti morti”. Questa la frase che il pentito Carmine Schiavone ha pronunciato davanti alla Commissione sulle Ecomafie nel lontano 1997. Sono passati 16 anni e solo qualche giorno fa il Parlamento ha deciso di desecretare i verbali con le dichiarazioni del pentito del clan dei casalesi. Sedici anni di omertà da parte delle istituzioni, durante i quali nella Terra dei Fuochi si moriva di tumore come in nessun'altra parte d'Italia. Sedici anni e più in cui il territorio campano è stato depredato da parte degli interessi camorristici in combutta con quelli industriali del Nord Italia che con il beneplacito delle autorità pubbliche riuscivano a smaltire rifiuti e fanghi industriali, rifiuti altamente pericolosi e anche nucleari, in maniera del tutto illegale risparmiando e garantendosi così un ampio margine di profitto, senza alcuna attenzione per la salute del territorio e di chi lo abita. Oggi una tra le più alte incidenze tumorali d'Italia sono l'unica eredità lasciata da chi dopo aver distrutto un territorio a vocazione agricola ha preso il bottino ed è scappato, senza mai dover pagare le conseguenze di tutto ciò.lunedì 11 novembre 2013
Perche saliamo su una barca?
A chi chiede: “Non era meglio rimanere a casa piuttosto che morire in mare?”, rispondo: “Non siamo stupidi, né pazzi. Siamo disperati e perseguitati. Restare vuol dire morte certa, partire vuol dire morte probabile. Tu che sceglieresti? O meglio cosa sceglieresti per i tuoi figli?”
Due giovani ieri sono stati uccisi a Mogadiscio perché si stavano baciando sotto un albero. Avevano 20 anni. Non festeggeranno altri compleanni. Non si baceranno più.
A chi domanda: “Cosa speravate di trovare in Europa? Non c’è lavoro per noi figurarsi per gli altri”, rispondo: “Cerchiamo salvezza, futuro, cerchiamo di sopravvivere. Non abbiamo colpe se siamo nati dalla parte sbagliata e soprattutto voi non avete alcun merito di essere nati dalla parte giusta”.
Mio cognato scappava con me. Prima del mare c’è il deserto che ne ammazza tanti quanti il mare. Ma quei cadaveri non commuovono perché non si vedono in Tv. Perché non c’è un giornalista che chiede ripetutamente quante donne e bambini sono morti, quante erano incinte.
Perché qui in occidente a volte sembra che l’orrore non basti, c’è bisogno di pathos. Mio cognato è morto nel deserto. Per la fame. Dopo 24 giorni in cui nessuno ci ha dato da mangiare. A casa c’è una moglie che non si rassegna e aspetta una telefonata che io so non arriverà mai.
A casa c’è quel che resta di un sogno, di un progetto, di una vita. Un biglietto per due i trafficanti se lo fanno pagare caro e loro i soldi non li avevano. Se fosse restato li avrebbero ammazzati tutti e due. Il suo ultimo regalo per lei è stata la vita. Lui è scappato e lei non era più utile, l’hanno lasciata vivere.
A chi chiede: “Come si possono evitare altre morti nel Mediterraneo?”, rispondo: “venite a vedere come viviamo, dove abitiamo, guardate le nostre scuole, informatevi dai nostri giornali, camminate per le nostre strade, ascoltate i nostri politici.
Prima dell’ennesima legge, dell’ennesima direttiva, dell’ennesima misura straordinaria, impegnatevi a conoscerci, a trovare le risposte nel luogo da cui si scappa e non in quello in cui si cerca di arrivare. Cambiate prospettiva, mettetevi nei nostri panni e provate a vivere una nostra giornata. Capirete che i criminali che ci fanno salire sul gommone, il deserto, il mare, l’odio e l’indifferenza che molti di noi incontrano qui non sono il male peggiore”.
Awas Ahmed (rifugiato somalo in Italia) - tratto da Servir mensile del Centro Astalli
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