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martedì 3 giugno 2014

Netzanet, autoproduzioni a sfruttamento zero

Cos'è Netzanet?
Netzanet in tigrino significa libertà. La libertà per i migranti di poter circolare senza dover essere soggetti a continue espulsioni e respingimenti; libertà di essere padron* del proprio corpo e della propria forza lavoro senza dover subire i continui ricatti di padroni, caporali e multinazionali. La libertà nel rivendicare una accoglienza, e perché no, un mondo diverso!
Netzanet è un progetto che vuole legare la riappropriazione e il riuso immobiliare a scopo abitativo (come ad esempio i percorsi di occupazione e autogestione di alcuni rifugiati politici a Bari: l'ex liceo Socrate e l'ex casa del rifugiato) all’esperienza di avviamento di un'attività lavorativa per alcuni migranti, giovani disoccupat* e precari*, attraverso le autoproduzioni di prodotti locali e di conserve. L'obiettivo del progetto è anche quello di inserirsi in un circuito di produzione e distribuzione 'fuori mercato' e a 'sfruttamento zero’. Attraverso l'avvio delle autoproduzioni si vuole sperimentare anche un nuovo modo di vivere le relazioni umane fuori dalle logiche della concorrenza e della produttività, attraverso la socializzazione e la condivisione di pratiche positive e innovative.

La filiera fuori mercato
Tra le varie produzioni in conserva originarie della terra pugliese abbiamo pensato di iniziare con la salsa di pomodoro.
Perché proprio la trasformazione dell'oro rosso? Perché la Puglia negli ultimi anni è diventata tristemente famosa per il diffondersi del caporalato e per lo sfruttamento dei braccianti, il più delle volte lavoratori/trici migranti. Proprio per questo motivo abbiamo pensato di iniziare nel nostro piccolo a rovesciare questa immagine. Pensiamo ad una filiera produttiva 'altra', fuori dalle logiche di sopraffazione.

mercoledì 23 aprile 2014

Al Socrate l'autorecupero per prendersi una casa

Articolo apparso su:

La riappropriazione di spazi in stato di abbandono è una pratica che negli ultimi tempi si sta sempre più diffondendo. Di fronte alla negligenza e al ‘muro di gomma’ istituzionale, si tratta di risposte dentro e contro le politiche di austerity, dei tagli al welfare; risposte all’impoverimento generalizzato nel quale siamo costretti a vivere. Queste esperienze, all’interno di percorsi di autorganizzazione diventano luoghi di solidarietà, creano gli embrioni di una democrazia reale tutta da costruire, dove discutere come soddisfare i nostri bisogni effettivi, fuori dalla logica del profitto e del mercato.
L’occupazione a scopo abitativo dell’ex-liceo Socrate di Bari, avvenuta da parte di rifugiati politici nel dicembre del 2009, ha contribuito a modificare la stessa idea e pratica di occupazione: sia nella costruzione delle relazioni con il vicinato e tutta la città sia nelle forme di autogestione interna tra gli abitanti. Oggi i migranti sono organizzati in un’Associazione, quale referente giuridico per il “progetto di autorecupero” e per l’ottenimento della residenza, che ha favorito la legittimazione e stabilizzato la permanenza interna, rendendola sempre più un’abitazione durevole piuttosto che un dormitorio di transito.

mercoledì 5 marzo 2014

APERTURA DI UNO SPAZIO IN RIVOLTA ALL'UNIVERSITÀ DI BARI

Il 21 gennaio scorso il collettivo di Ateneinrivolta Bari ha deciso di riappropriarsi, all'interno dell'Uniba, di uno spazio che da più di un anno aveva diritto ad utilizzare. Vogliamo ulteriormente portare avanti la rivendicazione dei nostri diritti e perseguire pratiche di mutuosoccorso.
Dato che è ormai in atto un processo di smantellamento dello stato sociale, le cui conseguenze implicano un ulteriore impoverimento dei ceti popolari, abbiamo elaborato un progetto:

-un'aula studio (16posti);
-una biblioteca (grazie anche al supporto della casa editrice indipendente Alegre);
-condivisione di materiale universitario (vocabolari e altri strumenti didattici);
-officina di idee e pratiche ecosostenibili.

Non uno spazio chiuso ed autoreferenziale, dunque, ma un luogo di condivisione di esperienze,di lotta alla disoccupazione, alla precarietà, alle privatizzazionied allo sfruttamento dell'ambiente.


martedì 4 febbraio 2014

UNA GIORNATA PARTICOLARE


21 gennaio 2014, ore 9:00: incipit di un’intensa giornata. L’Università degli studi di Bari “Aldo Moro” è stata teatro di un evento importante. Il gruppo di AteneinRivolta, con rappresentanti nel Consiglio di interclasse delle lauree in Lettere e nel Dipartimento SATA, ha deciso di prendersi quello che gli spetta di diritto e che per via burocratica non le è ancora stato concesso.
Da circa un anno e mezzo, AIR, sempre presente nel supportare le rivendicazioni studentesche, ha diritto ad uno spazio che non ha. Rassegnati e consci dei tempi biblici della burocrazia universitaria, non potevamo certo aspettarci che il luogo richiesto ci fosse concesso subito, che lo si trovasse in un battibaleno tra i meandri dei grandi e poco conosciuti spazi dell’Ateneo e che si redigesse immediatamente un documento che ne stipulasse l’assegnazione. Utopia!

martedì 14 gennaio 2014

Voi non potete fermare il vento, Villa Roth non si tocca...

Dalle e dagli occupanti di Villa Roth, Bari

Voi non potete fermare il vento – Villa Roth non si tocca, i bisogni non si sequestrano.

Questa mattina alle 7.00, senza alcun preavviso, gli abitanti di Villa Roth sono stati svegliati da una cinquantina di poliziotti che hanno fatto irruzione nella struttura identificandoli, intimandogli di prendere le loro cose e andarsene. 
 E che, è giusto ricordarlo, non sanno dove dormiranno stanotte. In più di due anni di occupazione, la Villa è stata una casa per senza fissa dimora in fuga dalle disumane pratiche messe in atto nei dormitori, famiglie migranti, giovani precari, studenti idonei alla borsa di studio e alloggio ma non assegnatari. 
Ma non è stata solo questo. La Villa è stata un cinema, un teatro, un orto, un campetto da calcio per i bambini del quartiere, una libreria, un luogo di socialità e cultura libero dalle logiche di profitto e dalle legali mazzette di diritti d’autore e SIAE. Dopo essere stata abbandonata per più di 15 anni, nell’incuria, nel degrado e alla mercè della malavita, l’occupazione ha liberato lo spazio e gli ha ridato valore. 

mercoledì 18 dicembre 2013

Alegre contro la crisi

Caro amico, cara amica,

Il 2013 è stato un anno nero per l’editoria italiana, che già veniva da due anni molto difficili. Un anno fatto di segni meno sulle percentuali di vendita, di librerie chiuse (quasi sempre, purtroppo, quelle indipendenti) e di editori che decidono a malincuore di fermare le proprie pubblicazioni. Per noi il 2013 è stato però anche il decimo anno (il primo libro di Alegre uscì il 12 ottobre 2003). 10 anni e quasi 100 libri pubblicati sono per noi un grande orgoglio, un risultato forse impensabile all’inizio di questa impresa editoriale. E che ci rende ancora, nonostante tutto, determinati ad andare avanti, a resistere al vento che vorrebbe spazzar via chi si oppone allo spirito del tempo e continua a fare libri per sgonfiare le favole dei potenti, a produrre pensiero forte per trasformare la realtà.
Per provare a far quadrare dei conti che non quadrano mai, c'è stato e c'è bisogno di più energie e idee per fare, diffondere e creare dibattito sui nostri libri. Abbiamo aumentato il numero di iniziative e presentazioni, costruito con grande cura il festival della rivista Letteraria, incrementato le nostre presenze nelle Fiere del libro disseminate per l’Italia, quadruplicato i nostri banchetti itineranti in tantissime feste e iniziative. Non solo, ci siamo messi in rete con altri e abbiamo fondato l’Associazione Odei, l’osservatorio degli editori indipendenti, per difendere la bibliodiversità in un mercato editoriale oligopolistico, proponendo iniziative comuni con cui affrontare un 2014 che si prospetta altrettanto duro.

lunedì 16 dicembre 2013

Dicembre2009, Socrate migrante

Quattro anni fa l'occupazione dell'ex-liceo Socrate. Il racconto di quei giorni, le prime assemblee organizzative, le storie dei migranti tra persecuzione, coraggio e speranza...

Socrate Migrante
di Ornella Bellucci, da Il Manifesto
Dicembre 2009
A Bari seconda occupazione. Dopo il Ferrhotel, l'ex Socrate. 40 rifugiati somali cacciati dal centro di accoglienza e rimasti per strada occupano un ex liceo di proprietà del comune, chiuso dal 2005 perché dichiarato inagibile. Nella città di Emiliano l'emergenza casa parla africano

BARI - Per la seconda volta nel giro di due mesi l'emergenza abitativa a Bari spinge un gruppo di profughi africani a occupare uno stabile dismesso. Non in centro però, dove c'è il Ferrhotel di Trenitalia occupato da 40 somali, ma a sud della città, verso Poggiofranco. La notte tra il 15 e il 16 dicembre circa 140 di loro, tra cui eritrei, sudanesi, etiopi, hanno occupato la struttura su due piani che avrebbe dovuto ospitare la prima succursale del liceo Socrate, di proprietà del comune, dichiarata inagibile nel 2005 e perciò chiusa (salvo essere occupata di tanto in tanto dagli studenti per denunciare l'assenza di spazi sociali). Da qualche tempo a Bari le rivendicazioni per il diritto alla casa, prima di essere poste dai senza tetto stanziali (migranti e italiani), arrivano da loro. Sono tanti, ributtati in strada dopo il passaggio al Cara, e costretti dagli accordi di Dublino a restare temporaneamente nel territorio.
Gli occupanti dell'ex Socrate sono rifugiati politici, più alcuni richiedenti asilo. Molti vengono da precedenti esperienze di occupazione e sgombero a Milano. Sono organizzati. Gianni De Giglio, impegnato sul territorio nelle lotte per la casa e aderente alla Rete antirazzista, ricorda la vigilia dell'occupazione. «Il 15 dicembre hanno organizzato un sit-in sotto il comune. Hanno passato la notte lì in 40-50. Il giorno dopo una loro delegazione è stata ricevuta dal prefetto e dall'assessore comunale alla Pace e all'Accoglienza, i quali anziché fornire risposte concrete, hanno prospettato la possibilità di una sistemazione temporanea in tendopoli. Loro hanno rifiutato e hanno lasciato il presidio. Il pomeriggio si sono riuniti in assemblea, erano quasi 150, e la sera hanno occupato». L'assemblea si è tenuta nella sede della comunità eritrea residente a Bari, alla quale molti occupanti fanno riferimento. La mattina dopo ne hanno convocata un'altra, nella palestra della scuola. «Si sono contati, segnando i nomi su un registro. E hanno eletto un comitato di occupazione». Nelle assemblee si parlano tre lingue, perciò sono lente, ma molto partecipate. Il comitato ha poi smistato i nuclei familiari nelle 28 aule disponibili. Nelle più grandi ci sono gli uomini, 7-8 per stanza.

domenica 1 dicembre 2013

Regalati e regala un libro

In uscita per Edizioni Alegre tre nuovi libri di scritture resistenti che raccontano i tempi moderni e la visione di un futuro anteriore
 
 
I tempi che corrono (224 pag. 15 euro)
In questo libro Angelo Ferracuti raccoglie i reportage scritti sul campo negli ultimi anni, spostandosi sui treni, in corriera o addirittura a piedi, in un non comune impegno per il racconto dal vero.
Ne I tempi che corrono l’autore racconta il mondo del lavoro con la voce dei protagonisti, quasi sempre lavoratori vittime della sopraffazione e del profitto, di cui aveva già dato prova nei suoi precedenti libri. E descrive i ritratti di alcuni intellettuali di oggi e di ieri come Fenoglio, Pasolini, Brecht, Luigi Di Ruscio, il musicista Charlie Haden o il fotografo Mario Dondero di cui è testimonianza la foto di copertina.
Come ha scritto Massimo Raffaeli, «la nettezza del segno e il ritmo incalzante, una partecipazione emotiva che mai si sottrae alla resa obiettiva dei fatti, iscrivono la pagina dello scrittore fermano nella costellazione degli scrittori più amati, da Sherwood Anderson e George Orwell a Ryszard Kapuściński».
«“Un popolo degenerato, mostruoso, criminale”…”non ho speranze, non mi disegno un mondo futuro, tendo verso una forma anarchica”… Cosa avrebbe pensato Pasolini di
questa Italia? Cosa direbbe del popolo immigrato e disperato, della guerra in Iraq? Non debbo farmi più queste domande, inutile. Anzi debbo farmele più spesso. Promesso.»

Angelo Ferracuti, scrittore e reporter, ha pubblicato i racconti di Norvegia (Transeuropa, 1993), i romanzi Nafta (Guanda, 2000), Attenti al cane (Guanda, 1999), Un poco di buono (Rizzoli, 2002), i reportage narrativi Le risorse umane (Feltrinelli, 2006 - Premio “Sandro Onofri”, tradotto in Spagna da Mettok), Viaggi da Fermo (Laterza, 2009), Il costo della vita (Einaudi, 2013, Premio Lo Straniero). Scrive per il manifesto, L’Indice, per la rivista Letteraria e per la casa editrice Ediesse dirige la collana “Carta bianca”.

mercoledì 27 novembre 2013

"L'amore degli insorti" che solo noi possiamo pronunciare

Si parte oggi 27 novembre dalle 20.30 al Flying Circus, Strada Palazzo di città, 51 Bari vecchia con la presentazione-reading de "L'amore degli Insorti" di Stefano Tassinari
Ogni mese al Flying Circus a Bari vecchia, presenteremo insieme al collettivo "Rivoltiamo la precarietà" una serie di libri editi dalla casa editrice Alegre. Questa serie di presentazioni e reading cercheranno di raccontare ed analizzare diverse tematiche sociali, politiche ed ambientali. Costruire, sperimentare e rivitalizzare una letteratura sociale in cui la narrazione influenzi e cerchi di modificare la realtà, partendo dalle ragione di quel 99% della popolazione che oggi subisce fortemente la crisi, le politiche di austerity e che è costretta a vivere nella precarietà di vita e di lavoro più assoluta.

L'amore degli Insorti:

"Ad un anno dalla scomparsa di Stefano Tassinari, questa nuova edizione del suo romanzo più importante, ci riporta in un’epoca che coinvolge la memoria individuale e collettiva della nostra storia recente, con uno stile profondo, intenso, appassionato ma al contempo lucido nel riordinare fatti e responsabilità."

giovedì 21 novembre 2013

Per una critica della scuola come Istituzione

E' uscito il nuovo numero di Letteraria (novembre 2013), semestrale di Letteratura sociale fondato da Stefano Tassinari. Anticipiamo uno stralcio dell'articolo di Girolamo De Michele apertura la cui parte monografica è dedicata alla scuola con una serie di articoli di grande qualità, impegno e approfondimento, come da tempo non si vedeva. Una scelta della redazione dopo il referendum di Bologna del maggio scorso, intenzionalmente dimenticato.

"Tra punto e punto di un corpo sociale, tra il maestro e il suo allievo, tra chi sa e chi non sa, passano delle relazioni di potere che non sono la proiezione pura e semplice del grande potere sovrano sugli individui; sono piuttosto il mobile e concreto suolo sul quale quel potere si ancora, le condizioni di possibilità perché esso possa funzionare" (Michel Foucault)

Da molti anni inserisco in esergo ai miei documenti di programmazione (una pratica didattica divenuta sempre più inutile con prevalere del suo aspetto formale e burocratico) una sentenza di Raoul Vaneigem: una scuola in cui la vita si annoia educa solo alla barbarie. Da autentica sententia, la formula di Vaneigem condensa il suo Avviso agli studenti [1], un testo imprescindibile per ogni pratica didattica libertaria, che a sua volta potrebbe essere considerato un breviario laico che si srotola attraverso la serie di sententiae che ne introducono i principali capitoletti:
• una scuola che ostacola i desideri stimola l'aggressività
• come può esserci conoscenza dove c'è oppressione?
• imparare senza desiderio vuol dire disimparare a desiderare
• ciò che si insegna attraverso la paura rende il sapere timoroso.

martedì 19 novembre 2013

Precarietà, anche il teatro ti seppellirà!

21 settembre: CommuniaFest, Roma
23 ottobre: Flying Circus, Bari
24 Novembre: SocrateOccupato, Bari
Il tuor teatrale "E poi? On the road..." continua!
 
Domenica 08 dicembre a Campi Salentina (Le) dalle h18 in P.zza San Pietro (vic Cheri)
PREKARISTAN – Terra precaria è il titolo dell’iniziativa promossa dall’Associazione di Promozione Sociale METICCIA e dedicata al tema della precarietà.
Si prevedono un aperitivo musicale a km 0, una collettiva d’arte, la proiezione di un cortometraggio di Remo Spada, lo spettacolo teatrale autoprodotto “E POI? On the road…” a cura di Alfia De Marco (http://www.communianet.org/news/e-poi-road) e, infine, il circolo dei pensieri come scambio di esperienze e di visioni.

Parallelamente all’ iniziativa è stato lanciato un appello a narrare la precarietà in max 20 righe, partendo dalle storie di ciascuno per scoprirne differenze e similitudini, per diffondere consapevolezza e scoraggiare il senso di solitudine di fronte ad una realtà che frammenta sempre di più le esistenze. L’idea è quella della condivisione di storie diverse che trovano, talvolta a loro insaputa, tratti comuni nell’insicurezza, nella rassegnazione ma anche nell’infinita energia che ognuno impiega per vivere l’oggi. Condividere queste storie è il primo passo per acquisire consapevolezza e comprendere la dimensione collettiva della precarietà: ogni racconto è parte di un puzzle di cui tutti fanno parte e che tutti, stando Insieme, possono riuscire a Trasformare. Gli scritti (firmati o anonimi) potranno essere corredati da foto e/o disegni da inviare a meticcia@gmail.com, con oggetto NARRARE LA PRECARIETà, e contribuiranno ad allestire una mostra, in cui ognuno potrà decidere il proprio spazio anche durante lo svolgimento dell’iniziativa che si costruirà proprio attraverso le interpretazioni, la partecipazione e le azioni di un pubblico non passivo.
Associazione Meticcia

lunedì 18 novembre 2013

No Tav… controstoria di una foto

Dopo il bacio della ragazza NoTav al poliziotto durante la manifestazione in Val di Susa di sabato 16N, pubblichiamo l'intervento delle compagne e dei compagni del collettivo di Nina insieme alla rete Communia/Ri-make Milano

A distanza di 24 ore dal grande e bellissimo corteo No Tav che sabato ha attraversato la Val di Susa ancora una volta, giornali e social media hanno già smesso di diffonderne il messaggio politico per concentrarsi tutti sulla foto dello scandalo: la ragazza No Tav che bacia il poliziotto. “Repubblica” non perde l’occasione di stravolgere il senso di quel gesto per idolatrare il valore della donna angelo, pacificatrice dei conflitti e ribadire la divisione interna al movimento No Tav tra “buoni” e “cattivi”. L’articolo riesce a convincere delle sue distorsioni diversi lettori, che si affrettano a dire la loro e a puntare il dito contro il “bacio dello scandalo”.
Ma la ragazza della foto, Nina, dal suo profilo Facebook smentisce, afferma la volontà provocatoria del suo gesto nei confronti dei poliziotti in tenuta antisommossa, che negli ultimi anni hanno letteralmente militarizzato la Val di Susa, represso e criminalizzato qualsiasi tentativo di opporsi alla devastazione di un’intera valle, e al furto di soldi pubblici per interessi privati.

giovedì 31 ottobre 2013

Lavorare meno, difendere l'ambiente e viver meglio

Rivedere la nostra idea di lavoro, di politiche del reddito. Mobilitarsi e lottare per ridurre l'orario di lavoro, abbattere la disoccupazione e viver meglio!

Il discorso dominante delle élite politiche ed economiche non lascia alcun dubbio durante questa crisi. Per alimentare la continua crescita economica e la promessa di piena occupazione, lavorare di più (e mangiare di più) è un dovere patriottico della cittadinanza moderna. Una volta conquistato il potere presidenziale francese nel 2007, Nicolas Sarkozy ha proclamato che la priorità era «lavorare di più per guadagnare di più».
Nel frattempo, Mariano Rajoy non sembrerebbe meno nella sua carriera alla Moncloa (il palazzo del governo, ndt) e, in un’intervista nel marzo 2011, ha inaugurato una via di sviluppo complessa «lavorare di più e guadagnare di meno». Una volta al potere, ha lanciato il suo piano di aumento delle ore di lavoro ad esempio dei funzionari a 37,5 ore con un congelamento dei salari. Allo stesso tempo, i datori di lavoro spagnoli sono venuti alla ribalta con la loro proposta di «mini-jobs», nessuna porta aperta a una riduzione dell’orario di lavoro per vivere meglio con meno, ma aumento del lavoro tra i poveri. Non lontano, il Portogallo ha deciso di aumentare di mezz’ora un giorno della settimana di lavoro nel settore privato e tutti i paesi europei hanno scelto di aumentare l’età pensionabile.
Di fronte a tutto ciò, che può soltanto aggravare ulteriormente la crisi sociale ed ecologica, è necessario rivedere la nostra idea del lavoro e delle attività umane: ci sono altri scopi diversi dalla crescita e l’essere umano ha altri mezzi di espressione, nonché di produzione o di consumo. 

lunedì 21 ottobre 2013

Let's talk about amnesty

Dopo gli arresti della manifestazione del 19 ottobre a Roma proponiamo un articolo sulla repressione e sull'amnistia apparso su CommuniaNet.org
(foto del Collettivo per l'autogestione - Urbino)


L'8 ottobre scorso, con un messaggio inviato alle Camere, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha posto formalmente al Parlamento il tema del sovraffollamento carcerario e dell'amnistia. L'intervento del Presidente è stato sollecitato da una sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo (Corte Edu), approvata nel gennaio 2013 e resa definitiva a maggio, che intimava all'Italia di porre rimedio alla situazione di sovraffollamento carcerario entro un anno dalla sentenza definitiva (e quindi entro maggio 2014). Nel suo messaggio, il Presidente ha proposto misure di carattere strutturale, come la previsione di misure restrittive della libertà alternative al carcere, e la costruione di nuove carceri. Tuttavia, data la ristrettezza dei tempi imposta dalla sentenza europea, il Presidente ha suggerito l'impiego di misure straordinarie come l'amnistia (che prevede l'estinzione del reato) e l'indulto (che prevede l'estinzione della pena). 

Le reazioni della politica istituzionale non si sono fatte attendere. 

sabato 12 ottobre 2013

Per la ricostruzione di una genealogia rivoluzionaria

Dopo il workshop su Riappropriazione/Autogestione/Nuovo mutualismo pubblichiamo il ws sull'esperienza della "Prima intenazionale, della Comune di Parigi" tenuto a Communia Fest - settembre 2013

Questa discussione sulla Prima Internazionale non deve essere affrontata con l’ottica del “tornare a…” per due buone ragioni. La prima è che la storia non conosce la marcia indietro e le analogie sono un importante strumento cognitivo, ma il loro uso incauto necessariamente tradisce il presente. La seconda è che sarebbe insensato scavalcare un secolo comunque caratterizzato anche da dinamiche ed eventi di liberazione. Per esempio la rivoluzione del 1917 e le conquiste del lavoro salariato in Europa, malgrado i loro esiti; per esempio le rivoluzioni anticolonialiste e le rivolte delle minoranze cosiddette razziali; il femminismo, con cui la prima delle internazionali mancò invece l’appuntamento; la nascita e l’ascesa del movimento contro lo stigma alle persone non eterosessuali.

Dovremmo invece avvicinarci a protagonisti, eventi e teorie del passato come a un lavoro funzionale alla costruzione di senso e alla rielaborazione di racconti alternativi a quelli delle formazioni sociali dominanti. Che la storia sia un’importante posta in gioco bastano a dimostrarlo due fatti, i primi che mi vengono in mente dei tanti: lo scempio dei programmi di storia fatto in Italia soprattutto dai governi di destra e i festeggiamenti nel 1989 per il bicentenario della rivoluzione francese. In quest’ultima occasione assistemmo al paradosso di un paese in festa per la celebrazione di un evento che i media presentavano poi come la radice di ogni male della contemporaneità.
La storia ci dice di chi siamo figli, di quali problemi siamo eredi, qual è la nostra genealogia. Preferisco usare questo termine invece che “tradizione”, concetto che si presta a facile anche se giusta critica e che rappresenta invece il risvolto conservatore della storia come componente del senso di sé.

giovedì 10 ottobre 2013

Riappropriazione/ Autogestione/ Nuovo Mutualismo

da COMMUNIA FEST workshop su Riappropriazione, Autogestione, Nuovo mutualismo
Roma, 20-21-22 settembre 2013
Nell’ultimo anno stiamo praticando esperienze di occupazione, riappropriazione, mutualismo, recupero e gestione conflittuale diretta di spazi, che possono essere di proprietà pubblica o privata.


1)Queste pratiche vivono all’interno di processi di autorganizzazione di un proletariato etereogeneo, attraverso i quali la pratica dell'autorganizzazione si consolida ma soprattutto si riproduce socialmente, e col tempo crea soggettività di classe ed anche relazioni economiche e sociali differenti a quelle dominanti.


2) Una contraddizione irrisolta del marxismo sta nella dialettica tra l’approccio statalista-centralista e un approccio autogestionario. Queste tesi, tra loro all’apparenza inconciliabili, possono convivere insieme all’interno di processi sinergici da provare ad articolare gli uni con gli altri. In Marx non c’era il rigetto delle esperienze sociali (cooperative, principio collettivista) come dimostrano i documenti e le corrispondenze redatte durante la I^ Internazionale. Piuttosto si scagliava contro la falsa illusione di poter abbattere il capitalismo attraverso una loro graduale e spontanea estensione, surclassano così la questione fondamentale della presenza dello Stato. Il primo quesito che dobbiamo porci è: come conciliare le esperienze di autogestione, mutualismo e riappropriazione a livello locale con la necessità di deperire lo Stato attuale (al servizio degli interessi del capitalismo), momento decisivo del processo di emancipazione sociale, e dall’altro ridurre, corrodere i diritti del capitale?

sabato 5 ottobre 2013

Do the right thing...occupy! OnTheMove

Tutti ci chiedono “Cos’è On The Move?”. È un collettivo politico? È una crew hip hop? È un’etichetta musicale? È un gruppo di ragazzi che organizza eventi ed iniziative culturali? Siamo tutto questo. (il video autoprodotto)


Ci occupiamo di sradicare le etichette assegnate, perché non vogliamo che sia qualcun altro a dirci cosa siamo. Usiamo la musica hip hop come arma. Arma di protagonismo, narrando le nostre storie, individuali e collettive. Arma di visibilità, perché a volte ci sentiamo invisibili, e invece abbiamo qualcosa da dire.
Attraverso il rap, la cultura hip hop, lo sport e la socialità cerchiamo di costruire, giorno dopo giorno, spazi di confronto, di riflessione e di azione che producono cambiamento nella città in cui viviamo, lavoriamo e studiamo.

mercoledì 25 settembre 2013

Perchè tornare sulla Prima Internazionale?

La recensione del libro La Prima Internazionale di Mathieu Léonard (in libreria dal 9 ottobre) uscita sulla rivista francese Contretemps poco dopo la sua pubblicazione in Francia. "Un'opera forse decisiva per aprire dei dibattiti cruciali per il movimento operaio".



Perché tornare sulla Prima Internazionale? Perché è sconosciuta e spesso ridotta a una caricatura? E' solo perché allora si verificò una divergenza che divide il movimento operaio tra sostenitori di una “sindacalizzazione generalizzata” della società e socialisti cosiddetti statalisti, che hanno insistito, al contrario, sulla necessità di conquistare lo Stato? Come comprendere la dissoluzione finale? E' la storia di un fallimento o di una fondazione? La sua storia è ricca di ulteriori insegnamenti?

lunedì 23 settembre 2013

Rimescoliamo politico e sociale

Da CommuniaFest del 20-22 settembre. Noi ci proponiamo di fare politica costruendo reti tra i conflitti, animando questi ultimi e accumulando risorse militanti ed energie mentali nel corso di questo processo




da CommuniaNet.org 
Ancora un autunno di crisi sta per arrivare. Crisi economica, durissima, crisi politica, sociale. Crisi di idee. La grande recessione ha conferito al nostro tempo un'impronta crepuscolare e questo si riverbera nelle nostre aspettative e nel nostro modo di agire. Il capitalismo globale non ha ricette per portare il mondo fuori dalle secche in cui l'ha precipitato. Servono alternative secche, salti di qualità improvvisi come solo le rivoluzioni sono in grado di fare.

martedì 10 settembre 2013